Un ultimo saluto a Riccardo

L’Unita Interventi Speciali del Corpo Militare C.R.I. (poi denominata  Nucleo Territoriale Soccorsi Speciali) ha subito una ripetuta serie di lutti, prima con la morte dell’amico 1°  Capitano Antonio Paradiso e questa mattina, con il decesso del Sergente Riccardo Padula.
Antonio con uno splendido carattere all’inglese, risoluto, sereno e professionale; Riccardo con un fisico prorompente, una fantasia tecnico-operativa insostituibile, un senso dell’umanità ineguagliabile, certamente un bravo soldato di Croce Rossa che ha guadagnato le sue medaglie sul campo di battaglia o in attività di protezione civile, come avrebbe desiderato Henry Dunant.

Entrambe persone di un’altra epoca, che onoravano insieme a tutti noi, i sette principi fondamentali di Croce Rossa e contemporaneamente, un antico ideale di cavalleria legato alla difesa della vita e della gente, a prescindere dalla religione e dal genere, con l’unico intento di portare soccorso senza alcuna discriminazione ai feriti nei campi di battaglia.
Le tante attività svolte insieme nel Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, hanno nel tempo consolidato l’amicizia raggiungendo la fratellanza nel ricercare, come soccorritori e formatori C.R.I., anche il completamento della propria identità spirituale.

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Riccardo ci ha lasciato questa mattina e negli anni ha svolto il suo compito di soccorritore e di istruttore, in qualità di Volontario del Soccorso C.R.I. e  di militare C.R.I., sia in territorio nazionale che in territorio ostile; ha ricoperto l’incarico di N.A.A.Pro. del C.M.V. C.R.I. di Rieti.
Nell’U.N.I.S. Riccardo ha insegnato prima a noi e poi a tantissime compagnie dell’Esercito Italiano, come utilizzare nodi, corde e verricelli per mettersi e mettere in salvo, i protocolli BLS, BLS D, BLS T, ma è anche “uscito” dai protocolli per sperimentare ed adeguare le tecniche di soccorso speciali nelle direzioni più estreme e necessarie, studiando tecnologie nuove per supportare i feriti in ambiente ostile N.B.C.R. e le modalità per mettere in sicurezza il personale ferito anche su mezzi in  movimento.
Insomma, questa grande persona ha costantemente fatto del tutto per salvare direttamente e mettere in grado “altri” di svolgere l’alto compito di soccorritore, con tempestività, risolutezza e professionalità; per questi motivi è famoso, amato e rispettato non solo nell’ambito della Croce Rossa Italiana ma anche all’interno dei Reparti Operativi dell’E.I. e della Protezione Civile che ne hanno potuto apprezzare le enormi qualità tecniche ed umane, dal Libano all’Albania (34 missioni) ed all’IRAQ, dai terremoti dell’Umbria a quello dell’Abruzzo.
Era un cavaliere della prima ora, portato a stare sempre in prima fila per difendere l’ideale del bene, del soccorso a 360°, una scelta di vita che l’ha portato in prima fila e sotto il fuoco nemico in Kossovo ed in IRAQ; non a caso i colleghi della C.R.I. di Rieti l’avevano soprannominato

Riccardo Cuor di Leone”.

Ci lascia quindi un grande uomo che ha scelto di essere Sergente fino alla morte, per poter esercitare il suo ruolo operativo di soldato della C.R.I. fino in fondo, fino alla fine, tanto da chiederci di essere inumato con la CBT “desertica”.
Riccardo non ha mai fatto nulla per assumere un ruolo di potere o un grado superiore o una posizione “defilata” utile per apparire senza soffrire, Lui ha preferito essere fino in fondo un Sergente Istruttore sempre pronto a partire per esigenze ausiliarie delle Forze Armate o della Protezione Civile Nazionale.

Caro Riccardo sarai sempre nei nostri ricordi e, nel portare avanti l’operatività del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, faremo sempre riferimento ai tuoi principi ed al tuo esempio.

Un abbraccio da tutti noi e dagli amici delle Forze Armate che, per motivi di missione all’estero, non potranno essere presenti al tuo ultimo saluto.

Rieti, 7 marzo 2019

Emilio

Magg.com.  (cgd) C.R.I. Emilio Carbone
Corpo Militare Volontario C.R.I.

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